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| Nicea di Bitinia, Æ27, Caracalla e i giochi delfici in onore dei Severi | ||||||||||||
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1.3.2025
..da
Ancient & Medieval Coins.Ciao qualcuno può aiutare con un documento di identità sulla moneta di Caracalla? |
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Roma, 3.3.2025
Egregio,di seguito riporto gli elementi significativi riguardanti la moneta di figura: Æ27, Nicea di Bitinia1, 198-217 d. C., RPC V.2 (unassigned; ID 70561) Descrizione sommaria (sono indicate in rosso le parti della leggenda usurate o comunque non più leggibili):D. AYT K Μ ΑΥΡΗ ΑΝΤΩΝΙΝΟϹ ΑΥΓ2. Caracalla Augusto, testa laureata a destra, marcatura in basso a sinistra con Nike gradiente a destra. R. ΦIΛAΔEΛΦEIA NIKAIEΩN3. Caracalla e Geta si stringono la mano al di sopra di un tavolino basso su cui è posta una corona agonistica. La ricerca nel web di monete della tipologia di
figura ha dato luogo ai seguenti risultati:
Un saluto cordiale. Giulio De Florio --------------------------------- ------ (1) Æ27 (bronzo). Nicea di Bitinia (oggi Iznik), originariamente Ancore, fu ricostruita da Antigono nel 316 a.C. circa e chiamata Antigoneia.; fu ribattezzata Nicea da Lisimaco, dopo di che divenne presto una delle principali città del regno di Bitinia (collocata sulla sponda asiatica del Mar di Marmara). Al tempo dei Severi nota per i 'Severia Philadelphia', forse un festival o i giochi in onore dei Severi. Raccolgo in tabella le caratteristiche fisiche delle monete della tipologia di figura reperite nel web:
(2) AYT K Μ ΑΥΡΗ ΑΝΤΩΝΙΝΟϹ ΑΥΓ (Αὐτ(οκράτωρ) Κ(αῖσαρ) Μ(ᾶρκος) Αὐρή(λιος) Ἀντωνῖνος Αὔγ(ουστος) - Emperator Caesar Marcus Aurelius Antoninus Augustus - Caracalla, (212-217 d.C.). Traggo dal Kovaliov alcune note su Caracalla. "Fin dal 196, Settimio Severo aveva proclamato Cesare, chiamandolo Marco Aurelio Antonino, il figlio di 8 anni Bassiano, passato alla storia come Caracalla per via di un mantello con cappuccio all'uso gallico che soleva indossare e che era diventato di moda a Roma. Due anni dopo lo aveva fatto conregnante con il titolo di Augusto. Alla fine del regno si era comportato allo stesso modo con il secondo figlio, Geta. Nel 211 Settimio morì in Britannia durante la guerra con le tribù indigene, sicché Roma finì governata da due imperatori legali che si odiavano a morte, ognuno di loro sostenuto da una parte dei cortigiani e della popolazione. Nel 212 Caracalla, durante una lite, uccise il fratello fra le braccia della madre Giulia Domna. Caracalla aveva ereditato dal padre il carattere duro, ma in lui questa severità si era trasfo rmata in estrema crudeltà. Dopo la morte di Geta, Caracalla si vendicò dei partigiani attivi o simpatizzanti del fratello, e anche Papiniano, famoso giureconsulto e consigliere paterno, venne condannato perché si era rifiutato di giustificare il fratricidio in ambito senatorio. Caracalla si occupò poco degli affari dello Stato, avendone lasciato la direzione a Giulia Domna. Le linee fondamentali di politica interna, tracciate da Settimio, continuarono ad essere sviluppate; i soldati furono colmati di ricompense e di ogni sorta di generosità; il soldo fu di nuovo aumentato con grave danno per le finanze. Può darsi che a ciò sia dovuto il famoso editto del 212 che concedeva il diritto di cittadinanza a qualsiasi libero abitante dell'Impero, purché fosse iscritto in una qualunque comunità (constitutio Antoniniana). Si suppone che in tal modo il governo romano sperasse di unificare il sistema delle tasse ed aumentare le entrate. Comunque, quali che fossero le cause dirette che determinarono l'editto del 212, sta il fatto che, storicamente, esso rappresenta il punto di arrivo della politica tradizionale dell'Impero romano, da Cesare a Claudio, Vespasiano, Adriano e Settimio Severo, diretta ad ampliare la base sociale dello Stato romano. La politica estera di Caracalla in parte si prefisse di consolidare i confini e in questo senso non venne meno alle antiche tradizioni, in parte cercò di dare di che vivere ai soldati. Due volte Caracalla combattè sul Danubio, ma senza notevoli risultati; in seguito mosse contro i Parti, sognando le imprese di Alessandro il Macedone. Durante la permanenza in Oriente approfittò dell'occasione per vendicarsi degli Alessandrini che già erano stati partigiani di Geta. Nel 215 Alessandria venne abbandonata al saccheggio dei soldati. Nell'aprile del 217 un complotto ordito dal prefetto pretorio Marco Opellio Macrino, mauritano di origine, portò all'uccisione di Caracalla e all'ascesa dello stesso Macrino. L'esercito e il Senato riconobbero Macrino e Giulia Domna si lasciò morire di fame (3) ΦIΛAΔEΛΦEIA NIKAIEΩN. I giochi fidadelfici dei Nicesi organizzati in onore dei due fratelli. |
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